Archivio | febbraio 2018

Manfredi Ronchi

Manfredi Ronchi
Solofra 26 agosto 1899 – Zurigo 25 maggio 1970
Fondatore dell’UCEBI (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia)
Leggendo quanto scritto dall’Ucebi in ricorrenza dei 150 anni del battismo italiano ho notato che la figura del pastore Manfredi Ronchi è stata alquanto trascurata.
Per evitare che l’ importantissimo contributo dato dal pastore Ronchi al Battismo Italiano venga sottovalutato, ho deciso di raccogliere alcune informazioni sulla sua opera e testimonianze che dimostrano quanto egli sia stato importante per il battismo italiano e per la fondazione dell’Ucebi.
Il ruolo di Manfredi Ronchi nel Battismo italiano emerge durante il fascismo, quando la missione americana a causa della Seconda Guerra Mondiale dovette lasciare l’Italia. Ludovico Paschetto, responsabile dell’Opera battista di quei tempi, si era rifugiato in Piemonte e le chiese erano rimaste allo sbaraglio per mancanza di guida ed assistenza sia da parte americana che italiana. I pastori erano rimasti senza retribuzione, ma alcuni continuarono a curare le loro chiese . Fu allora che Manfredi Ronchi, pastore a Roma della chiesa in Via del Teatro Valle, prese in mano le redini dell’Opera battista, nata come missione estera, trasformandola col tempo e con determinazione in una vera e propria Unione di chiese italiane (UCEBI 1956) di cui fu il primo Presidente. In questa veste lottò per anni contro le resistenze della missione americana, che non approvava sia il desiderio d’indipendenza dei battisti italiani sia il suo approccio teologico.
Durante la guerra, fece in modo di far continuare l’opera di assistenza agli orfani dell’Orfanotrofio G. B.Taylor fondato nel 1923, che la Missione americana aveva deciso di chiudere. Ronchi propose al Comitato dell’Opera Battista l’assegnazione della direzione al pastore Vincenzo Veneziano, membro del Comitato. Insieme riuscirono a raccogliere fondi con l’aiuto delle chiese in quel difficile periodo della nostra storia. L’Orfanotrofio rimase aperto. Fu inoltre ingrandito nel 1948 per ospitare anche le bambine.
Organizzò circoli per i giovani delle nostre chiese con campeggi al mare (vedi Villaggio per la Gioventù a Santa Severa).
Autorizzò il primo culto radio evangelico in Italia trasmesso dai pastori battisti di Roma a partire dall’estate 1944.
Riaprì la Scuola teologica battista, chiusa durante il fascismo, usando la struttura dell’Istituto G.B.Taylor a Roma-Centocelle. La scuola fu poi trasferita da Roma a Rivoli Torinese (1949) per decisione del Foreign Mission Board che in quella località aveva acquistato Villa Colla.
Nei primi anni Cinquanta, sempre contro il volere della missione americana, appoggiò il pastore Vincenzo Veneziano che fortemente volle l’apertura di una Casa di riposo per gli anziani nell’ambito dell’Istituto G. B.Taylor a Roma-Centocelle tutt’ora operante.
Incoraggiò l’organizzazione dei Ragazzi Ambasciatori con relativa apertura del Centro di Rocca di Papa (1953).
Lavorò con passione ricoprendo non solo la carica di pastore della Chiesa di Via del Teatro Valle, ma anche di rappresentate delle chiese battiste a vari Comitati nazionali e internazionali.
Nel 1956 vide la nascita da lui fortemente voluta dell’UCEBI (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia della quale ricoprì per molti anni la carica di Presidente.

Il figlio del pastore Ronchi, Sergio Paolo, ha fornito il seguente curriculum vitae di suo padre
– Nato a Solofra il 26 agosto 1899 e deceduto a Zurigo il 25 maggio 1970.
– Studi in Legge (argomento della tesi che avrebbe dovuto discutere presso l’Università
degli Studi di Cagliari era Il sistema carcerario quale strumento di recupero e di reinserimento
nella società del detenuto)
– Diploma di laurea in teologia presso la Facoltà valdese di Teologia, Roma, 30 ottobre 1927, con il prof. Giovanni Luzzi (La dottrina degli apostoli; edita, notevolmente ridotta, in G. S. Hall, La Chiesa dei primi secoli, 2 voll., Claudiana, Torino 2007, vol. II Le fonti), del quale fu stretto collaboratore e del quale curò, negli anni, la pubblicazione di diversi importanti saggi.
. – Laurea honoris causa in teologia conferita dal Georgetown College (USA),1950.

– Collaboratore di «Conscientia» e, per alcuni anni, di Giuseppe Gangale.
– Membro del comitato di redazione di «Gioventù Cristiana» (1931-1935), direttore Giovanni Miegge.
– Primo, in Italia (durante il suo soggiorno di studi inglese), a condurre ricerche (e a pubblicare) sui Gruppi di Oxford e su Pier Martire Vermigli; si occupò, inoltre, di Gabriele Rossetti, Bernardino Ochino e, più in generale, della Chiesa evangelica italiana di Londra nel periodo della Riforma e del Risorgimento.

– Fondatore, negli anni di ministerio pastorale a Floridia, della ACDG; cosa che gli procurò noie con le autorità fasciste locali, tanto da essere indotto a scrivere direttamente a Mussolini denunciando, in termini scientemente ironici, la situazione. Anni in cui organizzava, con altri, piani di fuga di detenuti politici al confino nelle varie isole e isolette e, in ambiente evangelico, campi di evangelizzazione di copertura. (Negli anni della Resistenza, poi, nascondeva armi di partigiani in cantina e nella vasca battesimale.)
Tenuto d’occhio dalla questura anche negli anni cagliaritani; anni in cui, anziché pensare di far erigere un nuovo locale di culto (preoccupazione di un suo successore, che lanciò una sottoscrizione), mise a punto lo statuto di un centro evangelico di cultura e organizzava serate aperte alla cittadinanza con proiezioni di diapositive e conferenze sulla Riforma e sull’Inquisizione.
Nell’ambito del Consiglio Federale delle Chiese, non meno che in quello denominazionale, si batté per la libertà di coscienza e di religione negli anni della Costituente (1946-1948) e durante il buio periodo scelbiano: dal noto Culti ammessi. Memorandum del Consiglio Federale delle Chiese evangeliche sul problema della libertà religiosa in Italia (firmato insieme ad Achille Deodato ed Emanuele Sbaffi) – che trovò spazio nel “foglio” del Movimento di Unità Popolare, «Nuova Repubblica» (n. 8 [56], 1 maggio 1955, pp. 3-4) – a dibattiti pubblici con padre Lombardi (1948) a casi di singoli evangelici. E se ne occupò sia interloquendo con le istituzioni e con le autorità di Governo, sia recandosi laddove venivano presi a sassate e chiusi locali di culto (riuscendo, in molti casi, a farli riaprire), sia attraverso una intensa attività pubblicistica e di conferenziere, come pure con azioni di “rottura ideologica” (celebrazione civile di matrimoni di ex preti, negli anni Cinquanta, nella chiesa di Via del Teatro Valle, in giorni feriali lavorativi, di giorno e a portone aperto).
Candidato alla Camera, nel 1953 (l’anno della democristiana legge-truffa), nelle fila del Partito socialista-cristiano (in anni successivi, ciò gli procurò serie difficoltà da parte dell’Ambasciata USA per un visto, in quanto schedato come comunista, poi appianate soltanto grazie all’intervento di un alto funzionario, il figlio di D. G. Whittinghill).
Sul piano strettamente denominazionale, dell’Opera prima e dell’Unione poi è stato l’ideatore e l’organizzatore e negli anni prebellici e nel difficile periodo del dopoguerra – e per oltre un trentennio. In quei tre decenni lavorò con saggia pazienza per l’autonomia e l’indipendenza del battismo italiano dalla Missione americana, nonostante difficoltà esterne e forti resistenze interne. Inoltre, riuscì a spingere l’intero Corpo pastorale battista a liberare l’Ente missionario da responsabilità giuridiche verso i pastori, di fatto dipendenti dalla Missione (egli, l’artefice dell’operazione che fruttò una pensione Inps per i pastori battisti). E a tal proposito, una sua preoccupazione fu proprio quella di dar vita all’Associazione pastorale battista.
Ministerio pastorale
Roma, Chiesa di Via Urbana 1924-1925
Chiesa di Floridia (Siracusa) 1925-1929
Chiesa di Cagliari (e lavoro evangelistico a Capoterra) 1929-1932
[Londra e Oxford 1932-1933]
Torino, Chiesa di Via Passalacqua 1933
Roma, Chiesa di Piazza in Lucina 1934
Torino, Chiesa di Via Passalacqua 1934-1935
Roma, Chiesa di Via del Teatro Valle 1935-1970
(e agli inizi, per alcuni anni, anche della
comunità della Garbatella di nuova formazione)
Cariche nazionali
Vice Presidente dell’Opera Cristiana Battista d’Italia 1934-1938
Segretario Esecutivo dell’Opera Cristiana Battista d’Italia 1944-1956
Segretario Esecutivo dell’Ucebi 1956-1957
Presidente dell’Ucebi 1957-1967
Presidente dell’Ente Patrimoniale dell’Ucebi 1961-1967
Segretario dell’Ente Patrimoniale dell’Ucebi 1967-1969
Presidente del Consiglio Federale delle Chiese
evangeliche. Più volte in turno con Valdesi e Metodisti 1946-1969
Ideatore e primo Presidente dell’Associazione pastorale battista 1966
Professore della Scuola Teologica Battista di Rivoli di Simbolica
(corsi estivi)
Professore della Scuola Biblica Femminile “Betania” di Roma
Condirettore de “Il Testimonio” e fondatore e
direttore de “Il Messaggero Evangelico-Il Testimonio” 1935-1970
Cariche internazionali
Direttore della Libreria di Sacre Scritture in Addis Abeba 1938-1939
Vice Presidente dell’Alleanza Mondiale Battista 1950-1955
Vice Presidente della Federazione Battista Europea 1952 1954
Presidente della Federazione Battista Europea 1954-1956
Membro del Consiglio del Seminario Teologico Battista di Rüschlikon
(Zurigo)
Membro del Consiglio della Società Missionaria Battista Europea
Echi della stampa
«Nuovi Tempi», 31 maggio 1970: Un grave lutto per il protestantesimo
«Nuovi Tempi», 7 giugno 1970: testimonianze di Mario Sbaffi e Guido Mathieu
«La Luce», 5 giugno 1970: Il pastore Manfredi Ronchi (Enrico Paschetto) e nota redazionale
«L’Avanti!», 30 maggio 1970: È morto a Zurigo Manfredi Ronchi
«La Voce Repubblicana», 2-3 giugno 1970: Commemorato M. Ronchi
EBPS (Agenzia stampa battista europea): lungo comunicato stampa
«O Jornal do Brasil» [periodico del battismo brasiliano], n.31, 2 agosto 1970
Riferimenti alla sua figura nella pubblicistica scientifica e in tesi di laurea

E. R. Vincent, Gabriele Rossetti in England, Oxford University Press, Oxford 1936, pp. 145-146
«The religious ideas of Rossetti have excited some attention, particularly from Italian Protestant controversialistis who wish to claim the poet as a champion.* In reality the question is not a difficult one».
* Le idee religiose di G. R. (Giovanni Luzzi, 1903); Profili, Ricordi, Aneddoti di Protestanti illustri (Silvestri-Falconieri, 1920); Come morì Gabriele Rossetti, Manfredi Ronchi, La Luce (12, 19, 26 Luglio 1933).

D. Dalmas-A.Strumia (a cura di), Una resistenza spirituale. “Conscientia” 1922-1927,
Claudiana, Torino 2000, pp. 23-24
«Nell’immediato fu un pezzo di Manfredi Ronchi, pubblicato sul “Testimonio” del settembre 1922, la replica migliore alle accuse di Martire: il pastore battista prendeva le distanze sia dai metodi fascisti, sia da quelli della “Giordano Bruno”, ma osservava che il “Corriere d’Italia” avrebbe piuttosto dovuto considerare “che esiste una sola libertà, per lo e per noi”, anziché incoraggiare azioni violente contro gli evangelici, come quelle di cui di recente era stato vittima a S. Piero Patti (Messina) il pastore Agostino Bassi».

G. Spini, Italia liberale e protestanti, Claudiana, Torino 2002, p. 398
«[…] A dire la verità, in questa fase iniziale, aveva una sorta di anticlericalismo addirittura furente. Pochi giorni avanti, il 15 agosto 1922, aveva pubblicato su Conscientia l’annuncio della costituzione nientemeno che di “Centurie anticlericali, con ordinamento militare per la difesa dello Stato contro l’invadenza della Chiesa papale e del suo attuale organo di lotta (il P.P.I.)” e per “l’abolizione della proprietà ecclesiastica, che attualmente immobilizza ben sette miliardi di beni, tra parrocchie, congregazioni (con prestanomi) e Fondo culto”. Che una trovata così stramba come questa bastasse a fare strepitare organi di stampa e personalità del cattolicesimo filo-fascista – Civiltà cattolica, Egilberto Martire su Conquista cattolica, e il Corriere d’Italia; e lo stesso Romolo Murri sul Resto del Carlino – è un indice dell’aria che si respirava nei mesi precedenti alla marcia su Roma. E meno male che un (allora) giovane pastore battista, Manfredi Ronchi, intervenne a prendere le distanze sia dai metodi fascisti che da quelli della Giordano Bruno e a fare osservare al Corriere d’Italia “che esiste una sola libertà per loro e per noi”, di cui azioni violente come quelle contro gli evangelici a S. Piero a Patti erano la negazione”.
G. Spini, Italia di Mussolini e protestanti, Claudiana, Torino 2007, p. 224
«Si aggiunge a tutto questo un articolo fortemente critico del pastore battista Manfredi Ronchi (1899-1970) sull’ultima novità arrivata dall’America – Il Movimento dei Gruppi di Oxford – che in realtà con Oxford ha poco o nulla a che fare e solo lo ha con la trovata chiassosa del suo fondatore, Frank Nathaniel Daniel Buchman (1878-1961), di Pennsburg, Pennsylvania, cui tengono dietro le ancor più drastiche Note Marginali dello stesso Miegge.
F. Ranchetti, La Confessione Valdese. Rapporti giuridici tra Stato e Confessione Valdese dal 1532 al 1984, aa. 1991-1992, Università degli Studi di Napoli Federico II [una copia della tesi, molto consultata, è depositata presso la Biblioteca della Fondazione Centro Culturale Valdese, Torre Pellice]
«Capitolo 5 L’Italia da Stato confessionale a Stato pluriconfessionale
1. La costruzione del nuovo Stato. Il dibattito costituzionale e la posizione protestante
I laici convinti, l’estrema ideologia massimalista comunista e le chiese minoritarie ebbero amaramente a dolersi dell’inserimento dei Patti Lateranensi nella Carta Costituzionale, perché ciò si prestò a perpetuare la situazione di confessionalità cattolica dello Stato italiano.

TESTIMONIANZE IN MEMORIA di Manfredi Ronchi
Mario Sbaffi
La notizia della dipartita del caro collega e amico Manfredi Ronchi è giunta così improvvisa e inattesa che è assai difficile realizzare che egli non è più fra noi. Mentre benediciamo Iddio per il suo lungo ministerio così ricco di frutti benedetti, ricordiamo con commozione il suo eloquio facile e arguto sempre improntato da una fede sicura, i suoi scritti di carattere storico dottrinale sempre dettati da una visione cristiana degli eventi e da una conoscenza biblica fatta e proposta.
La sua mente dialettica lo portava naturalmente a non accontentarsi di quanto era solo apparenza e a non indulgere a facili entusiasmi. Amava costantemente rifarsi al passato ma per comprendere più chiaramente il presente e non avventurarsi in iniziative utopistiche per il futuro. Diceva sempre tutto quello che pensava con schiettezza evangelica senza però mai nutrire del malanimo verso chi non concordava con lui. La sua collaborazione, anche con le altre chiese evangeliche, più che nelle parole era nei fatti. Ma chi ha avuto lunga dimestichezza con lui nell’affrontare i molti problemi che la vita della chiesa pone in ogni tempo sa ce, soprattutto e innanzitutto, egli era un fedele ministro dell’Evangelo e che nella potenza della parola di Dio egli riponeva ogni speranza per tutto ciò che travaglia la vita della chiesa e degli uomini. L’evangelismo italiano perde in Manfredi Ronchi una delle figure più rappresentative degli ultimi decenni. Ma poiché egli è stato saldo, incrollabile, abbondante sempre nell’opera del Signore, la sua fatica certamente non è stata vana (! Cor.15:18).
Guido Mathieu
E’ strano come talvolta si giunga a conoscere, amare e stimare una persona in questo caso un compagno d’opera nel campo del Signore, coì quasi per gradi. Avevo sentito parlare di Manfredi Ronchi quando ancora egli era studente alla Facoltà Valdese di Teologia od era agli inizi della sua attività in Italia e all’estero. L’ho più tardi conosciuto di persona, in occasione dei nostri sinodi quando vi partecipava come rappresentante dell’Unione battista. L su partecipazione, talvolta assi fugace, quasi una apparizione per i molteplici suoi impegni, era vivamente attesa da noi pastori più giovani così come era atteso il suo messaggio sempre ricco di immagini, di acume, di sano umorismo, arguto, giammai banale o convenzionale. Del resto la sola sua presenza, di lui “battista” convinto in mezzo a noi “valdesi” era già di per sé più che eloquente! Ci siamo ritrovati a Roma ambedue impegnati nell’assorbente ministerio pastorale ed è allora che ho imparato ad amarlo e a stimarlo ancora di più. Membri ambedue del Comitato per la programmazione dei culti alla radio e del Consiglio dei pastori di Roma abbiamo avuto occasione di innumerevoli incontri nel corso dei quali gli animi si sono aperti e ne è nata una indistruttibile stima reciproca. Dotato di una facilità di parola che gli ho sempre invidiato, dotato di una notevole cultura, uomo di grande esperienza, conoscitore profondo dell’animo umano e dell’ambiente in cui esso è costretto a vivere, ,pastore, predicatore ed evangelizzatore nell’animo, polemico all’occorrenza per amore della verità, personale nei suoi atteggiamenti, franco e schietto nei suoi giudizi, anticonformista per natura svincolato da ogni formalismo nel dire o nel fare, egli è stato un prezioso compagno d’opera pronto a collaborare e a dare il suo ponderato consiglio Così sempre lo ricorderò, grato al Signore insieme con tutti coloro che hannotratto beneficio dal suo lungo e fedele ministerio.

Mercedes Ricci, figlia del pastore Giuseppe Campennì e nuora del pastore Asprino Ricci, militante battista di antica data, così ricorda Manfredi Ronchi: «Il pastore Ricci fu eletto Presidente dell’Opera, mentre Ronchi ne era il Segretario. E Segretario dell’Opera Battista in quegli anni duri il pastore Ronchi lo è stato a lungo, divenendo la colonna portante del battismo italiano. Credo che quello sia stato il periodo più fertile e più determinante della vita della nostra denominazione evangelica; periodo eroico, durante il quale i nostri pastori intraprendevano la loro missione come una specie di lotta contro ogni ostacolo che impedisse la loro testimonianza di fede».